Nina caffeina

Nina

Era il tramonto e Nina, il geco, si era appena svegliata. Era un giovane geco marrone con penetranti occhi neri.

“Io esco!” disse Nina ai suoi genitori.

“Stai attenta ai gatti, alle persiane, e ai gufi!” disse sua madre.

“Lo so, lo so, i territbili GPG!” e Nina usci nella calda brezza estiva. Nessun umano era fuori e una terrazza su un attico piena di piante e vasi era il posto perfetto per procacciarsi la cena. Nina adorava le zanzare e sapeva che vivevano dove c’era l’acqua.

“Cerca l’acqua stagnante!” era solito dire suo zio che era il migliore cacciatore di zanzare del suo clan. Quell’estate era così calda e secca che anche gli umani iniziavano a preoccuparsi della siccità. Il risultato era la scarsità di zanzare che erano difficili da localizzare ma Nina sapeva dove trovarne. Fortunatamente l’umano proprietario delle piante sulla terrazza, dove si trovava Nina, innaffiava un giorno sì e uno no. Quello era uno dei giorni sì. Nina aspettava nascosta dietro a un vaso. Le zanzare erano insetti piuttosto scaltri, volavano su e giù e da destra a sinistra; si tradivano soltanto quando avevano mangiato troppo poichè erano più pesanti e meno attente o quando “cantavano”: per essere precisi era più un ronzio di una canzone. Proprio su quel ronzio Le Cavallette Gracchianti, il gruppo rock preferito di Nina, aveva composto la sua canzone più famosa “Zzzzonzzzo”. “Zanzare- zzz- zonzolanti – zzz -a zonzo -zzz -…” era il ritornello che Nina canticchiava aspettando le sue prede.

Nina era lì che aspettava già da molto tempo ma nessuna zanzara sembrava passare di lì. Le stava venendo sete e sotto i vasi c’era dell’acqua così ne bevve un po’. Aveva un gusto strano strano e lei sperò che non fosse avvelenata.

“Stai attenta quando bevi acqua dai balconi degli umani!” era solita dire la sua nonna.

“Nessuna zanzara e forse acqua avvelenata, la notte può solo migliorare!” Nina pensò. Dopo poco la sua vista si fece più acuta, si sentiva più attenta e le sue orecchie sentivano i suoni più lievi e le sue zampe erano meglio attaccate al muro.

“Mi sento tremendamente bene!” pensò.

“ZZZzzzz” una zanzara stava passando da lì e Nina facilmente si focalizzò sul bersaglio e la catturò con la sua lingua lunga. Andò avanti così per un po’ chiedendosi come mai quella notte era diventata così brava a cacciare zanzare. Una volta che aveva riempito lo stomaco di zanzare deliziose, decise di fare una passeggiata. Passando accanto a una finestra vide una piccola bambina che stava dormendo nella culla. Stava per continuare la sua passeggiata notturna quando vide due zanzare pronte a pungere la bambina.

Non poteva permetterlo!

Si avvicinò al letto e trovò il miglior punto in cui nascondersi per salvare la bambina da una puntura pruriginosa, ma all’improvviso si sentì così sonnolente che riusciva a malapena a tenere gli occhi aperti. Invece di dare la caccia alle zanzare si addormentò sotto il letto della bambina.

Nina fu svegliata dal rumore di un tosaerba e lì per lì non capì dove si trovava ma poi si ricordò: le zanzare, quella strana sensazione e la piccola bambina. Quella potente sensazione se ne era andata e Nina era di nuovo se stessa. Si ripromise di scoprire cosa le fosse successo ma prima di tutto doveva trovare un modo per uscire da sotto quel letto. Tutto adesso era silenzioso, il calmo respiro della bambina la distrasse. Blanca stava sognando di volare con Oscar sopra la campagna. Nina vide la finestra lasciata accostata e la raggiunse il più velocemente possibile, era quasi fuori quando Oscar si posò proprio lì.

“Chi sei?” le chiese tra, l’incuriosito e l’indagatore.

“Sono Nina, lasciami uscire per favore!”

“Vai di fetta? Cosa ci facevi qui?”

“Stavo cacciando zanzare quando mi sono addormentata.”

“Ah, piacere io sono Oscar e lei è Blanca.”

“Piacere di conoscerti. Posso andare a casa adesso?” chiese Nina speranzosa.

“Vai di fretta? Se aspetti un po’ ti presento Blanca.”

“Non si spaventerà?”

“Forse … ma è una bambina intelligente.”

“Mi hai convinto, rimarrò!” si sedette ma si sentiva assetata e le sarebbe andata tantissimo un po’ di quell’acqua del giorno prima. Quando Blanca si svegliò si sentì così sola che cominciò a piangere. La sua mamma non era nei paraggi e Oscar volò alla culla: ”Buongiorno!”

“O-Oscar ho avuto paura di essere stata abbandonata. Dov’è la mamma?”

“L’ho vista sul terrazzo a innnaffiare le piante,” disse Oscar.

A Nina venne una sete irresistibile e corse via dicendo: “Torno subito…”.

“Chi è?” chiese Blanca incuriosita.

“E’ un geco.”

“Che cos’è un geco?”

“E’ un rettile; può arrampicarsi sui muri, adora le zanzare e dorme durante il giorno.”

“Credi che le dispiacerà se ciucciò una delle sue zampe? Ha le zampe, vero?”

“Ne ha quattro.”

“Ho l’imbarazzo della scelta!”

Nel frattempo, dopo una bella bevuta, Nina era tornata tutta pimpamte tanto che non riusciva a stare ferma.

“Che fate?” chiese a Oscar e Blanca

“Non lo sappiamo ancora.” disse Oscar.

“Facciamo un giro? Mi sento come se avessi dormito due giorni di fila” si sentiva davvero eccitata.

“Non dovresti dormire durante la giornata?”

“Sì, ma mi è successo qualcosa di strano.”

“Cosa?” chiese Blanca che desiderava ciucciare una di quelle zampette interessanti.

“Beh, Non so bene perchè ma non mi sono mai sentita così sveglia!” disse Nina con gli occhi sbarrati.

“Hmmm…” Oscar stava ragionando sull’accaduto. “Hai mangiato o bevuto qualcosa di strano?”

“No, Solo zanzare.”

“Nient’altro?”

“Fammi pensare… un po’ di acqua nei sottovasi di tua mamma.”

“La mamma dà alle piante una polvere scura che lei chiama caffè.” disse Blanca

“Il caffè serve per stare svegli.” disse Oscar.

“Mi sento così bene che ne berrò ancora e ancora e ancora.” Nina era elettrizzata.

“Se bevi troppo caffè non dormirai mai più.” Oscar la avvertì.

“Non ti credo. Sei come tutti i grandi, sempre pronti a rovinarti il divertimento.” disse risentita Nina e scappò via senza salutare arrampicandosi con le zampe a ventosa su per il muro fino al tetto. Là sotto uno dei coppi si mise a guardare il cielo e si riposò.

Pubblicato da

Lupula

Scribacchina, taborer e mamma.

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