L’Ariete

Oscar e Blanca

Blanca si stava muovendo avanti e indietro, indietro e avanti usando il suo grido di battaglia per farsi forza e continuare l’esercizio.

“Ti stai allenando per una gara di arieti?” chiese Oscar dal davanzale.

“Non mi disturbare, ho un piano!”

“E’ un segreto o lo puoi condividere con me?”

“So dove la mamma tiene i miei biscotti!”

“Dove?”

“In questo armadio chiuso a chiave” puntò l’armadio con il mignolino.

“Continuo a non capire perchè stai facendo l’ariete.”

“E’ solo un armadio di legno, posso facilmente spaccarlo con la mia testa dura,” disse Blanca convinta.

“Capisco, devo dirti che non ho mai incontrato un bambino capace di rompere il legno con la propria testa.”

“Stai insinuando che le bambine non sono forti abbastanza?”

“No, nemmeno il tuo papà o l’uomo più forte del paese potrebbero farlo!”

Blanca rimase in silenzio perchè stava ragionando sul suo piano e su quello che Oscar le aveva appena detto.

“Hai un piano B?” chiese Oscar.

“No”

“Come apre il mobile tua mamma?”

“Gira quella chiave lassù” disse Blanca indicandola.

“Non riesci a girarla?”

“Non riesco a raggiungerla, le mie braccia sono troppo corte!”

“Se tu venissi sollevata, potresti farcela?”

“Penso di sì”

“Bene!”

“Hai intenzione di aiutarmi?” domandò Blanca.

“Hai dei palloncini?”

“Come sono fatti?”

“Sono fatti di gomma e tu ci soffi dentro e diventano sempre più grandi. Più di uno insieme può sollevare una persona.”

“Magnifico!” e poi Blanca aggiunse: “In casa non ci sono palloncini perciò non possiamo farlo!”

“Non ti preoccupare, ci penso io.”

“Come?”

“Un mio buon amico vive dal cartolaio.”

“Chi è?”

“Tommaso la talpa.”

“E’ fidato? E’ un segreto e nessun altro può essere coinvolto.”

“E’ fidato, gli dirò che i palloncini servono per una festa.” Oscar volò veloce fuori dalla finestra.

Due ore dopo…

Blanca stava osservando tre piccoli buchi sul muro in camera sua, quando Oscar tornò con un pacchetto di palloncini colorati.

“Ciao! Missione compiuta!” Oscar disse mentre atterrava sul pavimento della sua stanza.

“Ciao! Nel frattempo stavo studiando questi tre interessanti buchi qui nel muro. La casa ne è piena!”

“Sono prese della corrente e sono piuttosto pericolose!”

“Ohh! Pensavo fossero le case dei ragni o buchi per le chiavi o non so.” guardò Oscar e aggiunse: “Dove sono I palloncini?”

“Qui in questo pacchetto. Ora dobbiamo solo gonfiarli.”

“Come si fa?”

“Soffiamo in questo buco fino a che non sono grandi abbastanza. Suppongo ce ne servano cinque.”

“Cominciamo!” disse Blanca e poi guardò i palloncini: “Che sapore hanno?”

“Te ne lascio ciucciare uno solo!” le rispose Oscar.

Blanca ciucciò un palloncino rosa perchè sapeva che non lo avrebbe gonfiato, non le piaceva troppo il rosa. Oscar scelse un palloncino verde e, una volta finito di assaporare il palloncino rosa, Blanca ne prese uno arancione. Gonfiarono palloncini fino a quando le loro gote non facevano male, ma dopo un po’ sei bei colorati palloncini galleggiavano nella stanza di Blanca.

“Sono splendidi, posso tenerli qui? Vorrei giocarci!”

“Sono tuoi. Non vuoi aprire più il mobile?”

“I biscotti possono aspettare. I palloncini sono la mia cosa preferita adesso; li voglio tutti, sono tutti miei!” iniziò così allegramente a strisciare dietro ai palloncini attraverso tutta la stanza mentre Oscar la osservava mezzo divertito e mezzo sconsolato poichè lei aveva la stessa capacità di attenzione di un criceto, come diceva sempre suo nonno.

Coda o son desta?

Oscar e Blanca

“Pit..pat…pit…pat” gocce di pioggia in un pomeriggio di inizio autunno. Un fluire stabile e continuo di fresca acqua sui vetri, sul muro, sulle macchine parcheggiate e sui bidoni della spazzatura. Blanca stava ciucciando il piede del suo pupazzo – un topo giocattolo – mentre ascoltava le gocce di pioggia che rimbalzavano sul vetro della sua finestra.

“A furia di giocare con i topi hai deciso di trasformarti in uno di loro?” chiese Oscar che si stava scrollando di dosso l’acqua accumulata durante il volo.

“Nemmeno per sogno…” rispose Blanca senza smettere di succhiare il piede destro del pupazzo.

“Allora perché hai la coda?”

“Non mi prendere in giro!”

“Non lo sto facendo, guarda il tuo sedere e dimmi cosa vedi.”

“Una terribile tutina rosa.”

“E poi?”

“…una codaaaaa!” Blanca sbarrò gli occhi incredula e anche la pioggia sembrava essersi fermata dallo stupore.

“Visto!”

“Aiutoooo! Non voglio diventare un topo!”

“Perchè no!? Alcuni topi di campagna sono degli animaletti pelosi piuttosto interessanti e pieni di risorse.”

“Non voglio e basta! Mi piace essere una bambina!” disse Blanca lanciando via il suo pupazzo. “Swosh!…Sciaf!” la gronda decise di traboccare proprio in quel momento sottolineando in modo drammatico il gesto di Blanca.

“Allora abbiamo un problema da risolvere prima che sia troppo tardi,” pensò Oscar a voce alta.

“Per favore Oscar, aiutami!” Blanca lo implorò.

Blanca era davvero preoccupata perché non le piaceva l’idea di vivere in una tana scavata nel terreno e soprattutto non vedere più nè la mamma nè il babbo. Blanca, nel vano tentativo di ritrovare la calma perduta, decise di ciucciarsi il pollice mentre ascoltava le gocce d’acqua che battevano sui vetri con un moto ritmico aspro e incalzante, tutt’altro che rilassante.

Il tempo passava e di Oscar non c’era traccia; Blanca era preoccupata perchè sentiva un desiderio inarrestabile di leccare e mordicchiare un po’ del formaggio che sua mamma aveva appoggiato sul tavolo della cucina. “Posso sentire il mio naso diventare più lungo e dei baffi spuntare sulle mie guance…perchè perchè perchè proprio a me!” disse sconsolata, “Oscar, per favore, torna presto!” pregò Blanca.

Era quasi l’ora di cena quando Oscar e un falco atterrarono sul tappeto della stanza di Blanca.

“Chi è?” chiese Blanca.

“E’ il più vecchio e saggio falco di tutta la regione.”

“Ciao, piccina. Io sono Monocolo, piacere di conoscerti!” disse il falco dal piumaggio brizzolato e dalla voce sofisticata.

“Salve, mi puoi aiutare?” gli occhi di Blanca parlavano più della sua voce.

“Suppongo di sì, io sono un grande esperto di topologia.”

“Mi sto trasformando in un topo. Hai la cura?”

“Quali sono i sintomi?” chiese avvicinandosi alla bambina che era sul suo morbido tappeto. Il falco la guardava attraverso un monocolo la cui catena dorata scompariva sotto l’ala sinistra.

“Ho la coda e desidero ardentemente del formaggio…” Blanca non riusciva a nascondere la sua agitazione.

“Non ti scordare la tua predilezione per i pupazzi a forma di topo.” puntualizzò Oscar.

“Piccina, per sapere quanto serio è il tuo caso devo dare uno sguardo alla tua coda.”

“Eccola!” disse Blanca girandosi pancia in giù.

Monocolo osservò la coda nel silenzio più completo e poi confuso aggiunse: “Ti dispiace se la tiro?”

“Per nulla”

Monocolo la tirò forte con il becco e poi rise: “E’ finta!”

“Cosa!?” esclamarono Blanca e Oscar all’unisono.

“Non ti stai trasformando in un topo ma sei travestita da topo.”

“Chi vorrebbe mai vestirti come un topo?”

“Credo proprio sia stata un’idea di mia mamma” rispose Blanca in tono di disapprovazione.

“Che strani gusti…” sottolineò Oscar scuotendo la testa.

“Non è una cattiva mamma ma le piacciono vestitini piuttosto stupidi.” Blanca aggiunse e sorrise più per il pericolo scampato che per i gusti di sua mamma.

Non si erano accorti che una brezza umida aveva cominciato a soffiare portando la pioggia lontano. Un pallido sole dalla luce bianca era apparso già basso sulle colline, un tramonto sbiadito che si lasciava cullare dal motivetto stonato della brezza umida.

“Tutto è bene ciò che finisce bene, piccina!” disse Monocolo, “Se avrete di nuovo bisogno di me mi troverete a est della grande quercia!” Non aggiunse altro, spiegò le ali e volò via.

Nina caffeina

Nina

Era il tramonto e Nina, il geco, si era appena svegliata. Era un giovane geco marrone con penetranti occhi neri.

“Io esco!” disse Nina ai suoi genitori.

“Stai attenta ai gatti, alle persiane, e ai gufi!” disse sua madre.

“Lo so, lo so, i territbili GPG!” e Nina usci nella calda brezza estiva. Nessun umano era fuori e una terrazza su un attico piena di piante e vasi era il posto perfetto per procacciarsi la cena. Nina adorava le zanzare e sapeva che vivevano dove c’era l’acqua.

“Cerca l’acqua stagnante!” era solito dire suo zio che era il migliore cacciatore di zanzare del suo clan. Quell’estate era così calda e secca che anche gli umani iniziavano a preoccuparsi della siccità. Il risultato era la scarsità di zanzare che erano difficili da localizzare ma Nina sapeva dove trovarne. Fortunatamente l’umano proprietario delle piante sulla terrazza, dove si trovava Nina, innaffiava un giorno sì e uno no. Quello era uno dei giorni sì. Nina aspettava nascosta dietro a un vaso. Le zanzare erano insetti piuttosto scaltri, volavano su e giù e da destra a sinistra; si tradivano soltanto quando avevano mangiato troppo poichè erano più pesanti e meno attente o quando “cantavano”: per essere precisi era più un ronzio di una canzone. Proprio su quel ronzio Le Cavallette Gracchianti, il gruppo rock preferito di Nina, aveva composto la sua canzone più famosa “Zzzzonzzzo”. “Zanzare- zzz- zonzolanti – zzz -a zonzo -zzz -…” era il ritornello che Nina canticchiava aspettando le sue prede.

Nina era lì che aspettava già da molto tempo ma nessuna zanzara sembrava passare di lì. Le stava venendo sete e sotto i vasi c’era dell’acqua così ne bevve un po’. Aveva un gusto strano strano e lei sperò che non fosse avvelenata.

“Stai attenta quando bevi acqua dai balconi degli umani!” era solita dire la sua nonna.

“Nessuna zanzara e forse acqua avvelenata, la notte può solo migliorare!” Nina pensò. Dopo poco la sua vista si fece più acuta, si sentiva più attenta e le sue orecchie sentivano i suoni più lievi e le sue zampe erano meglio attaccate al muro.

“Mi sento tremendamente bene!” pensò.

“ZZZzzzz” una zanzara stava passando da lì e Nina facilmente si focalizzò sul bersaglio e la catturò con la sua lingua lunga. Andò avanti così per un po’ chiedendosi come mai quella notte era diventata così brava a cacciare zanzare. Una volta che aveva riempito lo stomaco di zanzare deliziose, decise di fare una passeggiata. Passando accanto a una finestra vide una piccola bambina che stava dormendo nella culla. Stava per continuare la sua passeggiata notturna quando vide due zanzare pronte a pungere la bambina.

Non poteva permetterlo!

Si avvicinò al letto e trovò il miglior punto in cui nascondersi per salvare la bambina da una puntura pruriginosa, ma all’improvviso si sentì così sonnolente che riusciva a malapena a tenere gli occhi aperti. Invece di dare la caccia alle zanzare si addormentò sotto il letto della bambina.

Nina fu svegliata dal rumore di un tosaerba e lì per lì non capì dove si trovava ma poi si ricordò: le zanzare, quella strana sensazione e la piccola bambina. Quella potente sensazione se ne era andata e Nina era di nuovo se stessa. Si ripromise di scoprire cosa le fosse successo ma prima di tutto doveva trovare un modo per uscire da sotto quel letto. Tutto adesso era silenzioso, il calmo respiro della bambina la distrasse. Blanca stava sognando di volare con Oscar sopra la campagna. Nina vide la finestra lasciata accostata e la raggiunse il più velocemente possibile, era quasi fuori quando Oscar si posò proprio lì.

“Chi sei?” le chiese tra, l’incuriosito e l’indagatore.

“Sono Nina, lasciami uscire per favore!”

“Vai di fetta? Cosa ci facevi qui?”

“Stavo cacciando zanzare quando mi sono addormentata.”

“Ah, piacere io sono Oscar e lei è Blanca.”

“Piacere di conoscerti. Posso andare a casa adesso?” chiese Nina speranzosa.

“Vai di fretta? Se aspetti un po’ ti presento Blanca.”

“Non si spaventerà?”

“Forse … ma è una bambina intelligente.”

“Mi hai convinto, rimarrò!” si sedette ma si sentiva assetata e le sarebbe andata tantissimo un po’ di quell’acqua del giorno prima. Quando Blanca si svegliò si sentì così sola che cominciò a piangere. La sua mamma non era nei paraggi e Oscar volò alla culla: ”Buongiorno!”

“O-Oscar ho avuto paura di essere stata abbandonata. Dov’è la mamma?”

“L’ho vista sul terrazzo a innnaffiare le piante,” disse Oscar.

A Nina venne una sete irresistibile e corse via dicendo: “Torno subito…”.

“Chi è?” chiese Blanca incuriosita.

“E’ un geco.”

“Che cos’è un geco?”

“E’ un rettile; può arrampicarsi sui muri, adora le zanzare e dorme durante il giorno.”

“Credi che le dispiacerà se ciucciò una delle sue zampe? Ha le zampe, vero?”

“Ne ha quattro.”

“Ho l’imbarazzo della scelta!”

Nel frattempo, dopo una bella bevuta, Nina era tornata tutta pimpamte tanto che non riusciva a stare ferma.

“Che fate?” chiese a Oscar e Blanca

“Non lo sappiamo ancora.” disse Oscar.

“Facciamo un giro? Mi sento come se avessi dormito due giorni di fila” si sentiva davvero eccitata.

“Non dovresti dormire durante la giornata?”

“Sì, ma mi è successo qualcosa di strano.”

“Cosa?” chiese Blanca che desiderava ciucciare una di quelle zampette interessanti.

“Beh, Non so bene perchè ma non mi sono mai sentita così sveglia!” disse Nina con gli occhi sbarrati.

“Hmmm…” Oscar stava ragionando sull’accaduto. “Hai mangiato o bevuto qualcosa di strano?”

“No, Solo zanzare.”

“Nient’altro?”

“Fammi pensare… un po’ di acqua nei sottovasi di tua mamma.”

“La mamma dà alle piante una polvere scura che lei chiama caffè.” disse Blanca

“Il caffè serve per stare svegli.” disse Oscar.

“Mi sento così bene che ne berrò ancora e ancora e ancora.” Nina era elettrizzata.

“Se bevi troppo caffè non dormirai mai più.” Oscar la avvertì.

“Non ti credo. Sei come tutti i grandi, sempre pronti a rovinarti il divertimento.” disse risentita Nina e scappò via senza salutare arrampicandosi con le zampe a ventosa su per il muro fino al tetto. Là sotto uno dei coppi si mise a guardare il cielo e si riposò.

Lo Sniffalbero

Oscar e Blanca

Blanca era sulla terrazza quando notò che un albero stava annusando l’aria.

“E’ uno sniffalbero!” disse Oscar che era appena arrivato.

“E’ pericoloso?” chiese Blanca che aveva paura che potesse aspirare tutto il suo latte mentre dormiva.

“No, conosci la sua storia?”

“No, raccontamela!”

“Molto tempo fa lo Sniffalbero era un uomo che era capace di creare i migliori profumi sulla faccia della terra.”

“Come?”

“Grazie al suo naso. Un giorno Avatuk, un dio invidioso che credeva di essere lui il più grande creatore di essenze, lo sfidò a creare il miglior profumo del mondo degli dei.”

“Accettò?”

“Certamente e cominciò a lavorare duro per mettere in un solo profumo tutto ciò che di meglio poteva dare il mondo degli uomini. Fiori e frutti a volontà, un po’ di foglie, due cucchiai di mare, salsedine e sabbia, un cucchiaio di montagne, un pugno di sole e un pugno di luna, infine per completare aggiunse un pizzico della felicità degli uomini e un pizzico di malinconia. Dopo due mesi di duro lavoro andò al cospetto del padre degli dei, Zenafus, per consegnargli il suo profumo. Zenafus prese l’essenza e la posò su un vassoio d’oro alla sua destra dove si trovava anche l’essenza creata da Avatuk.”

“Chi vinse?”

“Zenafus impiegò un mese intero per decidere ma alla fine dichiarò l’uomo il vincitore e il migliore naso della terra degli uomini e del mondo degli dei. Ma…”

“Cosa accadde?”

“Avatuk era così adirato e offeso che perse il lume della ragione e decise di vendicarsi. Trasformò l’uomo in un albero perchè gli alberi non hanno nè occhi nè orecchie nè … naso.”

“Ma lui ha un naso!”

“Ertha la dea della terra provò una pena così grande per quell’uomo con un dono così grande che gli diede un naso per sentire tutti i profumi del mondo per l’eternità.”

“Che triste storia!” Blanca guardava quell’albero provando tanta tristezza. Ora non ne aveva più paura, avrebbe voluto chiedergli quanti odori buoni e cattivi erano passati sotto il suo naso durante la sua lunghissima vita… se solo Ertha gli avesse dato anche una bocca!

“Davvero deprimente. Che ne dici di qualche briciola di biscotto per tirarci su il morale?”

“Mi dispiace ma li ho finiti mescolati nel mio latte.”

“Che disdetta!” disse Oscar.

Lo Sniffalbero di Giorgina Rigotti

Un’ala saporita

Oscar e Blanca

La finestra era aperta e Blanca si stava stiracchiando nella culla mentre si guardava intorno quando Oscar, la ballerina bianca, si posò sul davanzale accarezzato dal sole.

“Che stai facendo?” le domandò.

“Mi annoio.” rispose.

“Perchè?”

“Bè, la mia mamma sta lavorando al computer così io mi sono prima stiracchiata le gambe, poi le braccia, in seguito ho fatto qualche giravolta e ho giocato con le orecchie del mio topastro bianco. Dopo essermi succhiata un po’ il pollice, mi sono sentita così sola e annoiata che, quando sei arrivato, stavo per cominciare a piangere per ottener un po’ di attenzioni.”

“Capisco…”

“Com’è fuori?”

“C’è vento. Le nuvole bianche corrono veloci e fanno a gara a chi arriva prima oltre l’orizzonte.”

Blanca non rispose ma continuava a fissare Oscar.

“Che c’è?” chiese Oscar.

“Posso ciucciarti un’ala?”

“Perchè?”

“Per conoscerti meglio.”

“Vuoi mangiarmi!?” disse facendo un mezzo passo indietro.

“Io non mangio mai gli amci.” disse Blanca seriamente.

“Va bene, ti lascerò assaggiare solo la punta dell’ala sinistra.” Detto questo le volò accanto e le porse la punta dell’ala.

Blanca mise l’ala in bocca e tutto un mondo di sensazioni esplose nella sua bocca. Per prima cosa sentì il sapore un po’ stantio della piuma liscia ma poi l’acqua, i rami, la polvere, le foglie, la gioia e le paure invasero i suoi sensi.

“Grazie, ora ti conosco meglio e posso riconoscerti ovunque.” disse “Vuoi ciucciare il ditone del mio piede?”

“No grazie gli uccellini non possono ciucciare nulla” Oscar saltò muovendo la coda sulla pancia di Blanca e aggiunse: “Devo andare!”

“Dove?”

“Mia mamma mi aspetta per aiutarla a aggiustare il nido.”

“Per favore non andare!”

“Tornerò presto!” e schizzò via.

Blanca allora si sentì così sola che iniziò a piangere finché la sua mamma non arrivò.

“Che strano odori di primavera, Blanca!” le disse la mamma pensosa. “È come se tu fossi appena scesa dal ramo di un’albero.” Le baciò la fronte e aprì un libro per leggerle una storia.

Il primo incontro

Oscar e Blanca

Sottili capelli rossi scompigliati sul cuscino, il respiro tranquillo di chi fa bei sogni e un piccolo nasino. Blanca stava sonnecchiando quando una piccola ballerina bianca volò sulla finestra cinguettando. Blanca aprì gli occhi e fissò il piccolo uccellino con interesse e timore poiché non ne aveva mai visto uno uguale, così cominciò a piagnucolare piano credendo che fosse pericoloso. La ballerina bianca, di nome Oscar, era là sulla finestra, ondeggiava a destra e a sinistra e desiderava tanto fare amicizia con quella bambina dai capelli rossi.

“Ballerò e canterò per lei”, pensò Oscar. Cominciò così a cantare muovendo la sua coda bianca e nera. Una danza dal ritmo irrequieto che si fondeva con una dolce canzone senza parole come il vento tra le giovani foglie dei pioppi a primavera. Blanca stava ancora piagnucolando quando la musica riempì l’aria. Oscar ballava tutto ciò che di meraviglioso il mondo aveva da mostrare e cantava i rumori della natura a primavera quando è tutto in movimento e rinasce. Blanca ora non aveva occhi che per Oscar e il suo spettacolo e Oscar la guardava cantando attirato da quella piccola bambina dagli occhi simpatici. All’improvviso Blanca sorrise mostrando le gengive. “Mi piace questo essere alato!” pensò.

Oscar volò sul bordo del lettino: “Come va?” le chiese.

“Come va?” rispose Blanca in una lingua che solo Oscar e altri animali potevano capire.